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Dialogo (di due "sani") per Eluana
post pubblicato in politica, il 6 febbraio 2009


- Dunque, da oggi comincerà il distacco dell’alimentazione ad Eluana. - Sì, da oggi. Finirà il suo calvario, finalmente. Diciassette anni di calvario. - Non c’è più nulla da fare, allora? - Perché, cosa vorresti fare? - Mi chiedo solo, come tutti, se sia giusto farlo.
continua
Ingrid Betancourt: solo con Dio si può creare un mondo migliore
post pubblicato in politica, il 13 gennaio 2009



Ingrid Betancourt


Questo è l'appello letto da Ingrid Betancourt durante il meeting della Comunità di Sant'Egidio, a Cipro. Un appello forte per la pace, sia per quell'isola che per il mondo intero. Ma quello che più mi preme è che in questo discorso ho sentito parole che mi hanno rafforzato. Le ho sottolineate.

"Nell’isola di Cipro, crocevia di tutte le culture e di tutte le religioni nel corso dei millenni della civiltà umana; dove gli uomini e le donne hanno visto di tutto e dove resta l’ultimo muro di divisione dell’Europa, che ci chiama a riflettere e a meditare; in risposta all’appello della Chiesa di Cipro e della Comunità di Sant’Egidio, la cui esistenza è dedicata a svelare la luce dell’amore nel cuore delle persone e a costruire ponti di compassione nel mondo alla ricerca della pace; dando testimonianza in questa simbolica piazza, davanti ai leader spirituali, culturali e politici del mondo, presenti oggi nella sapiente assemblea di tutte le Religioni e Culture; a nome di tutti coloro che soffrono in tutti i continenti, delle vittime dell’odio e della violenza tra gli uomini, di tutti coloro che sono morti a causa della guerra, dell’abuso di potere, del terrorismo, dell’avidità e della sete di possesso, a nome di tutti i “desaparecidos” la cui identità è nascosta dall’orrore delle fosse comuni; a nome di tutte le donne e degli uomini, adulti e bambini, che sono stati torturati e abusati nel corpo e nell’anima; a nome di coloro che sono stati deportati, costretti ad abbandonare le proprie case, gli spazi fisici e sociali, le proprie radici e culture, le proprie tradizioni e i ricordi più preziosi; a nome di coloro che sono stati presi in ostaggio, la cui vita è stata portata via e usata come merce di scambio per soddisfare la fame e l’ambizione di potenti signori della guerra e di criminali; a nome di tutti coloro che in questo preciso momento, mentre stiamo parlando, gridano nel dolore, il cui sangue e le cui lacrime sono inghiottite dall’indifferenza del genere umano e le cui invocazioni di aiuto non riusciamo a sentire; a nome di tutti loro, vi imploro di comunicare a tutte le nazioni della terra questo accorato appello, che scaturisce dal profondo dei nostri cuori, dal luogo in cui custodiamo ogni memoria, ogni sogno, ogni aspirazione, ogni certezza.
Dite alle nazioni “Abbiate fede, non arrendetevi!” perché noi, che abbiamo sofferto e abbiamo perso tutto, non abbiamo perso la speranza. Vi chiediamo di credere che un mondo migliore è possibile, che il bene vince sempre il male, e che i giorni a venire saranno l’inizio del tempo dello spirito, che noi stavamo aspettando. Le soluzioni che andiamo cercando e di cui abbiamo bisogno non verranno dall’intelligenza degli uomini, ma dalla forza dell’amore.
Gli uomini e le donne del mondo sentono il vuoto di una vita dedicata al consumo, dove il signore dell’universo è l’io di ognuno. I valori della nostra civiltà devono cambiare: non più sete di potere e avidità, ma servizio e dono.
l vero cambiamento deve cominciare in ciascuno di noi. È dalla somma dei cambiamenti che ciascuno di noi è in grado di realizzare che potremo costruire un mondo migliore. Se accettiamo di lavorare su noi stessi, per essere, giorno dopo giorno, più umili e più compassionevoli, meno egoisti e più disposti ad agire in modo solidale, più tolleranti e più impegnati a risolvere i problemi, che a crearne di nuovi, allora saremo in grado di effondere i valori di armonia e di pace attorno a noi e attraverso il nostro esempio cominceremo a porre le fondamenta di una nuova civiltà della pace. Questa ricerca di crescita spirituale ci condurrà in un mondo nuovo. Le guide e i leader del nostro tempo devono accordare la propria azione per rivolgersi a questa realtà, incarnando uomini e donne nuovi per una nuova era.
Ciascuno di noi ha il potere e la libertà di compiere il male o il bene. Possiamo esprimere il peggio o il meglio di noi. È una scelta e noi, vittime del peggio, sappiamo che la linea che divide il bene dal male è così sottile che non c’è legge che possa impedire di scegliere il male se non si rivolge lo sguardo a Dio.
Nel far questo, impegniamoci insieme a vedere le religioni non come muri che dividono, ma come ponti che ci uniscono. Non dimentichiamo che la felicità a cui il mondo aspira fiorirà quando la nostra fede non sarà usata a fini politici, ma per trasformare la politica. Noi siamo i costruttori di un tempo nuovo, coloro che inaugurano un tempo nuovo dello spirito. Ne siamo certi, nel profondo dei nostri cuori, il nostro è il tempo opportuno perché i sogni diventino realtà. Con la fede tutto è possibile.

Cipro, 18 novembre 2008"

Ho voluto evidenziare quelle due frasi in particolare perchè affrontano temi che mi stanno prendendo fortissimamente in questi ultimi tempi. Anzitutto che il bene e il male esistono, non sono solo parole o situazioni contingenti ad un periodo storico, da contestualizzare a seconda del tempo, dello spazio, della civiltà in cui sono pronunciate. Esiste un Bene assoluto che supera i concetti relativistici di bene e male elaborati dalle strettezze intellettuali di ogni pensiero debole: ed è assoluto proprio perchè non assimilabile a nessuna legge umana. Sono parole che sento anch’io a volte pronunciare da più parti, ma forse con troppa leggerezza. Voglio dire che spesso chi le ha sulle labbra non le vive nel cuore fino in fondo: significa che il bene ci preesiste, non è un’invenzione nostra, non sono le nostre leggi a decidere ciò che è bene e ciò che è male.
Se fosse così, se tutto fosse relativo, se non esistesse un Bene assoluto (o Dio, il che è la stessa cosa), anche i nazisti - dal loro terrificante punto di vista - avevano ragione: noi abbiamo il potere, siamo stati scelti dal popolo, la voce della nazione è il prodotto della dialettica storica verso un progresso inarrestabile, noi siamo la voce dell’Idea che si manifesta nel nostro tempo. Se tutto è relativo, perché non potrebbe essere bene ciò che io, nazista, ho elaborato? Non ho forse sèguito fra la gente, non ho il suo consenso? E chi sei tu per dirmi che ho torto, visto che non esiste un torto? Un relativista, in piena coscienza, non potrebbe opporsi a questo argomento; solo chi pone un Bene superiore, più in alto dell’uomo, può negarlo. Se tutto è demandato alle sole forze umane, il destino del mondo è segnato. Così dice Ingrid: “Le soluzioni che andiamo cercando e di cui abbiamo bisogno non verranno dall’intelligenza degli uomini, ma dalla forza dell’amore”. Non ci salveranno né la ragione, la nostra intelligenza, la tecnologia e il suo progresso, la scienza con le sue illusioni di onnipotenza, la semplice risoluzione materiale dei problemi sociali. Ci salva solo l’amore che diamo, ci salva il sorriso di un bambino a cui abbiamo dato un po’ di gioia, un bacio a un malato terminale, un abbraccio a un fratello. Un frase che ricordo di Vino e Pane di Ignazio Silone, messa in bocca a Cristina, è: “Si ha quello che si dà”.

Il secondo pensiero di Ingrid è su questo stesso tono, e mi ha convinto ancora di più: “la linea che divide il bene dal male è così sottile che non c’è legge che possa impedire di scegliere il male se non si rivolge lo sguardo a Dio”. E’ chiarissimo, ma lo voglio riscrivere: “non c’è legge che possa impedire di scegliere il male se non si rivolge lo sguardo a Dio”. L’uomo senza Dio, prima o poi, sceglie il male; può creare tutte le etiche che vuole, ma alla fine anche l'uomo giusto cederà al male, alla fine penserà al tornaconto. L’uomo, da solo, non creerà mai un mondo migliore, il paradiso in terra; con la blossen Vernunft, per usare un’espressione di Kant (ma da lui usata in senso opposto, entusiastico, rispetto al mio), con la semplice ragione l’uomo corre verso l’autodistruzione.
E’ un pensiero antico. Dice Dostoevskij nei Fratelli Karamazov, in bocca al Grande inquisitore di Ivan: “Oh, ci aspettano ancora secoli di eccessi del libero pensiero, di scienza e antropofagia, poiché avendo essi [gli uomini] cominciato ad innalzare la loro torre di Babele senza di noi, essi finiranno con l'antropofagia”. Oppure Voltaire: “Non vorrei certo avere a che fare con un principe ateo perché, nel caso si mettesse in mente d’avere interesse a farmi pestare in un mortaio, sono ben certo che lo farebbe senza esitazione”. Forse lo diceva con un po’ d’ironia; ma le atrocità naziste, e non solo, hanno superato di gran lunga la semplicità rozza del mortaio di Voltaire, testimoniando tragicamente la verità di quel pensiero.

La lettera di Mandela ad Obama
post pubblicato in politica, il 6 novembre 2008


Una lettera bellissima di uno dei più grandi politici del secolo scorso (e di questo), di un uomo che ha combattuto per la causa della libertà e dei diritti dei neri in Sudafrica, che ha sopportato 27 anni di prigione ingiusta. E che uscito dal carcere non ha avuto parole di risentimento e di odio verso i bianchi, ma di riconciliazione, di collaborazione. E di speranza, proprio come Obama. Quello che è accaduto nelle elezioni americane è la migliore risposta ai tanti cinici del nostro tempo, a quelli che non smettono di dire, cresciuti in un’idea conservatrice e fatalista della vita, “lascia perdere tutto, pensa a te stesso, tanto nulla mai cambierà”. I democratici di tutto il mondo, con Obama e Mandela, rispondono invece che tutto può cambiare. Tutto. Ma tutto può cambiare non magicamente, da solo, aspettando un aiuto dall’alto: tutto può cambiare se ognuno cambia partendo da sé stesso, con la propria rivoluzione personale, avendo sempre ben davanti agli occhi il valore sacro della libertà, impegnandosi nel promuovere giustizia sociale e solidarietà, imparando ad aprirsi al prossimo con occhi nuovi, come a un fratello, non un concorrente, come vorrebbe una mentalità improntata prevalentemente all'individualismo e al consumismo.
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Vivamus mea Lesbia, atque amemus
post pubblicato in arte e poesia, il 2 novembre 2008


Sono passati circa duemila e cinquant’anni da quando questo ragazzo veronese scrisse Da mi basia mille sul marmo invincibile della poesia: ma con le dovute (ma minime) differenze, queste stesse parole si potrebbero ripetere anche oggi. Non penso che il suono sia molto diverso da quello di forme dialettali parlate ancora, come non è diverso quello che vuole dire. Quante volte, e in quante lingue diverse, un ragazzo ha detto Da mi basia mille a chi l’ama? Perché, si perdoni l’altissima polvere retorica che copre questa frase, è quello che ci resta, alla fine. Qualche anno abbiamo, un sole dopo l’altro che tramonta e che torna poi ad imbiancare le cime del mattino, sempre così, senza fine. Ma la notte, il lato che più del giorno parla di ciò che siamo, ci fa anche scoprire ciò che siamo realmente: siamo quanto amiamo. Nelle molte forme che assume l’amore, non solo quella passionale che descrive Catullo, anche se questa è forse la più impetuosa e tormentata, la forma che gironzola più spesso nei ricordi.
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Un modo diverso di donare: i regali Unicef
post pubblicato in politica, il 19 ottobre 2008


C’è un modo di donare del tutto diverso dal modo consueto. Quello consumistico intendo, quello per cui la gente sente come un ‘dovere’ comprare qualcosa per qualcun altro, ma senza la volontà sincera di compiere un gesto di amore o di amicizia, solo per convenzione. Solo per un’abitudine cieca, fredda, come un sorriso di circostanza, un dono quasi imposto dalla situazione. Fredda più dell’inverno che arriva. Ma c’è anche un altro modo di prepararsi a Natale, di vivere un momento di condivisione. E’ quello di chi cerca di far del bene due volte: prima con un regalo sincero, poi con un aiuto tangibile a chi un regalo non l’ha mai ricevuto. E’ quello che propone l’Unicef: per il Natale offrire piccoli regali che, oltre a far felice chi li riceve, sostiene anche popolazioni lontane di tutto il mondo, che il Natale come noi lo viviamo non lo hanno mai vissuto. I fondi serviranno ad assicurare ai bambini di tutto il mondo vaccinazioni contro le malattie più diffuse (tbc e aids), zanzariere contro la malaria, kit sanitari d’emergenza, plumpynut contro la malnutrizione e la dissenteria, oltre a finanziare interventi concreti che possono salvare loro la vita. Su www.prodottiunicef.it si possono acquistare doni con un intento del tutto diverso da quello consumistico, falsamente luccicante, come la televisione: si possono far felici due bambini, uno italiano e uno straniero. Non ci vuole nulla per fare un dono vero.
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permalink | inviato da tulipano nero il 19/10/2008 alle 13:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Peso
post pubblicato in arte e poesia, il 15 ottobre 2008


Di questa scarna poesia mi ha sempre attratto il titolo: Peso. Non c’è da stupirsi se un ermetico come Ungaretti trascriva oscuramente la corrispondenza fra parole incise sul foglio e sensi che crea nell’animo di chi ascolta. Il poeta è lì, seduto sulla cresta serale di una montagna, nell’ora in cui si affollano i pensieri, sommerso dall’infinità indecifrabile della natura: tutto è sconnesso, nulla si compila con i tratti fissati dall’evidenza, non sembra esserci via che districhi la matassa filata dal tempo. Nulla trova un perché definitivo sotto l’ultimo bagliore del tramonto. Dov’è il senso che compie il tutto, la ragione che spiega senza balbettamenti i perché sputati fuori dall’uomo, dall’ombra obliqua del suo giorno? L’erba sommossa dal vento, calpestata dal passo indifferente, il mare oscuro e calmo, il cielo imprendibile, i volti sfuggenti: con quale senso?
continua
Più tasse per pochi (ma solo quando i pochi sono i più poveri)
post pubblicato in politica, il 12 ottobre 2008


“Dice il Signore: Praticate il diritto e la giustizia, liberate l'oppresso dalle mani dell'oppressore, non fate violenza e non opprimete il forestiero, l'orfano e la vedova, e non spargete sangue innocente in questo luogo” (Geremia, 22,3). Parole eterne da un’eterna coscienza critica del suo popolo, parole che non distinguono cittadino da straniero, ma giusto da iniquo, parole che più spesso vorrei ascoltare da chi ha il compito di far sentire la voce degli ultimi. Perché le ho scritte, dopo averle ascoltate qualche giorno fa, nei brandelli di tempo durante la lunga lettura della Bibbia? Perché la difesa dei diritti dell’immigrato, contenuta in quell’antico “non opprimete il forestiero”, è parola di vita attuale più che mai. Non ci sono secoli lontani a dividerci da quel canto di Geremia, viviamo tutti i giorni la realtà della discriminazione e dell’oppressione. Non si può tacere: non lo fece il profeta, non lo faccio neanch’io.
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Una questione di civiltà giuridica moderna: il voto agli immigrati
post pubblicato in politica, il 11 ottobre 2008


In un momento storico in cui sempre più evidenti sembrano ripetersi i fenomeni di razzismo e di intolleranza, sento il dovere di riportare un’iniziativa che sostiene, con una petizione, la richiesta di diritto di voto amministrativo per gli immigrati regolari, stabilmente residenti in Italia da almeno cinque anni. La sostengo perché anch’io mi sono sempre riconosciuto in questa proposta. Ne spiegherò i motivi. Anzitutto, per la mia visione del mondo. Viviamo in una società che a mano a mano si delinea sempre più come umana nel senso pieno del termine, e sempre meno nazionale. E’ un fatto innegabile che le nazioni, così come sono state concepite dalla storiografia moderna, stanno mutando in forme di aggregazione non più fissate da vincoli di sangue, razziali, ideologici. Stanno cadendo la barriere, le frontiere non reggono più la spinta della libertà: il muro di Berlino insegna che non si può rinchiudere un popolo in un recinto, l’Europa unita educa alla diversità le menti più giovani. E’ questo, io penso, il carattere fondante della comunità futura: l’apertura all’altro e la centralità della persona umana. L’altro da me diventa mio simile, e la politica, lontana anni luce dagli antichi abbagli ideologici, si deve occupare sempre di più del singolo come suo nucleo fondativo, come fine stesso della sua azione. Per fare questo due sono le vie maestre: il decentramento e il federalismo da un lato, e la tensione verso una democrazia diretta dall’altro. Ma non è questa la sede per parlarne. Certo, sfondare i valichi concettuali edificati in secoli di comunità chiuse in sé stesse non è facile, né immediato, nè conformista. Ma è la via della libertà, semplicemente: per questo sentiero si incammina il mondo, lo vediamo dovunque. Ed è la via giusta, anche se passa per una porta stretta, come tutte le più grandi conquiste.
continua
Sensation
post pubblicato in arte e poesia, il 5 ottobre 2008


Corre un ragazzo fra campi di spighe. Estate, un cielo bluastro sulla testa, una distesa bionda sotto i piedi nudi, sentieri d’erba morbida da calcare. Mentre corre, tutto ascolta di quello che la natura offre, sensazioni diverse gli irrigano il corpo - freschezza su tutte. E’ questo il momento dell’attenzione sensuale, del rapimento carnale nella natura, un panismo primigenio. Poi accade un mutamento, il fanciullo sembra fermarsi, e il livello d’esistenza si fa spirituale: non c’è nulla da pensare nello stupore - nessuna ragione lo può comunicare. Solo quell’inesprimibile allargarsi nell’anima di un senso d’amore indicibile. E allora andare in là, ancora più in là, come un nomade sperduto, senza meta, felice di nulla e di tutto.
continua
Un dovere morale: uniti contro il razzismo
post pubblicato in politica, il 4 ottobre 2008


“L’unica razza che conosco è quella umana” (Albert Einstein) “Il razzismo è l'espressione del cervello umano ridotta ai minimi termini” (Rigoberta Menchú) “Il razzismo è un odio di classe inconscio. Si confronti il razzismo americano: esso è stato appunto, fino a oggi e ancora oggi, un odio di classe inconscio. Ma dal momento che i negri hanno incominciato a lottare ad avere consapevolezza di sé come classe povera, l'odio razzistico, oscuro e indecifrabile, di sta trasformando in un chiarissimo e decifrabilissimo odio di classe. L'odio cioè che un borghese italiano prova per un comunista, non per un ‘terrone’ o un carcerato (che è ancora oscuro e indecifrabile)” (Pier Paolo Pasolini) “Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l'uguaglianza per motivi di razza o colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve” (William Faulkner) “Imparare a vivere insieme, è questo il modo di lottare contro il razzismo. Bisogna combattere il razzismo perchè il razzista è nello stesso tempo un pericolo per gli altri e una vittima di se stesso. E' in errore e non lo sa o non vuole saperlo. Ci vuole coraggio per riconoscere i propri errori. Non è facile ammettere di aver sbagliato e criticare se stessi. Il razzista è prigioniero delle sue contraddizioni e non ne vuole venire fuori. Quando uno riesce a uscire dalle sue contraddizioni, va verso la libertà. Ma il razzista nn vuole la libertà. Ne ha paura. Come ha paura della differenza. L'unica libertà che ama è quella che gli consente di fare qualsiasi cosa, di giudicare gli altri e di permettersi di disprezzarli per il solo fatto di essere diversi” (Tahar Ben Jalloun)
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Più trasparenza in politica: l’anagrafe pubblica degli eletti
post pubblicato in politica, il 3 ottobre 2008


Per una nuova etica politica è un documento semplice, non contiene nulla di sensazionale. Propone interventi concreti e realizzabili già da ora, già da questo momento - basta volerlo. Tra i princìpi che hanno ispirato la nostra petizione c’è sicuramente quello della trasparenza delle istituzioni, per noi fondamentale, e per diversi motivi. Anzitutto, per ricreare un clima di confronto fra popolo e palazzo, di fiducia tra elettori ed eletti, per stroncare il fenomeno sterile dell’antipolitica. E poi perché ci sembra del tutto naturale che chi ci rappresenta deve rendere pubblico, senza titubanze, il suo operato. “Un uomo o una donna innalzati dalla volontà popolare a rappresentarne le aspirazioni e le speranze, devono uniformare la propria azione a criteri di rispetto delle regole democratiche, di lealtà alla Costituzione e alle leggi della Repubblica, di trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica” (Per una nuova etica politica, III. 2). Più trasparenza è il nostro motto. Per questo guardiamo con apprezzamento l'iniziativa dei Radicali in favore di un'anagrafe pubblica degli eletti. Di cosa si tratta? Ecco l’iniziativa spiegata sul loro sito, www.radicali.it
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Una firma per Roberto Saviano, perché la camorra fa schifo
post pubblicato in politica, il 2 ottobre 2008


Chi non ha paura di morire muore una volta sola" (Geraldina Trovato). Girando per blog, mi è capitato di vedere una petizione in suo favore: Per Roberto Saviano Governatore della Campania (http://firmiamo.it/savianogovernatore), in cui s’invita a sostenere un’eventuale sua candidatura a Presidente della Campania alle prossime elezioni regionali. Non importa sotto quale partito, importa sotto quali idee: e le sue noi le conosciamo bene. E’ per questo che ho aderito e con me tanta gente di diversi partiti politici, di pareri discordanti su tante cose, ma non sul fatto che se vogliamo una politica nuova occorre dar voce a gente come Roberto. E non solo voce d'inchiostro, sulla stampa, che è già molto, ma con il potere decisionale che spetta all’azione politica. Dargli la possibilità di uccidere la camorra con il nostro sostegno, giorno per giorno. Inutile dire che invito tutti a firmare, senza curarsi della possibilità che questo auspicio si realizzi - non dipende da noi. Anche se Roberto non si candiderà, le nostre firme sono una testimonianza di affetto e di vicinanza. Roberto, non sei solo nella tua lotta.
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Donadi (Idv): primarie in Abruzzo anche agli indagati, il PD così affossa l’alleanza
post pubblicato in politica, il 1 ottobre 2008


L’Italia dei Valori giudica “gravissima” la scelta del Pd di aprire le primarie per la scelta dei candidati in Abruzzo anche a chi è indagato. Lo dice in una nota il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori Massimo Donadi. “Il Pd deve capire che ciò di cui c’è bisogno in Abruzzo non è mettere insieme sigle e liste che, sulla carta, potrebbero arrivare al 51% - sottolinea Donadi - ma di dare un segno fortissimo di discontinuità per smantellare quel sistema di potere affaristico e clientelare che ha distrutto le finanze abruzzesi e che sta alla base degli scandali giudiziari che hanno travolto la giunta Del Turco”.
continua
Il Giornale: senza preferenze non è democrazia
post pubblicato in politica, il 29 settembre 2008


Strano, ma vero. Anche il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, si smarca in modo netto dalle ventilate ipotesi di togliere le preferenze sulla scheda elettorale per le prossime elezioni europee. Ed è cosa abbastanza sorprendente se si pensa che la linea del giornale diretto da Mario Giordano è da sempre sfrontatamente filo-casalinga. Basta leggere alcuni titoli in prima pagina, basta ricordare che tutte le intercettazioni pubblicate a danno di esponenti del centrosinistra (poi rivelatesi puntualmente inconsistenti, ma l’importante è vendere) vengono da lì. Eppure stavolta anche loro prendono posizione, pacatamente, per non infastidire l’inquilino del piano di sopra. Ascoltiamo.
continua
Lettera di Veltroni a Casini: d'accordo con te sul mantenimento della preferenza alle europee
post pubblicato in politica, il 28 settembre 2008


Il Pd è d'accordo con l'Udc sulla necessità di mantenere, alle prossime elezioni europee, il voto di preferenza e annuncia che sosterrà il partito di centro nella campagna che ha promosso in questa direzione. Lo scrive il segretario del Partito democratico Walter Veltroni in una lettera inviata al leader dell'Udc Pierferdinando Casini.
continua
Ripensare il capitalismo
post pubblicato in politica, il 25 settembre 2008


Qualcosa è cambiato. Sta cambiando qualcosa nel capitalismo di inizio millennio? Dal mio piccolo punto di vista di incompetente di economia, provo a tirare qualche conclusione, forse non del tutto azzardata. Il fatto che mi sembra indiscutibile è che il modello puro liberista, quello propugnato negli ultimi decenni dalle amministrazioni conservatrici prima americana, con Reagan, e poi britannica, con la signora Thatcher, infine in Italia da Silvio Berlusconi, non può più essere il modello unico di riferimento dell’economia mondiale. La teoria economica inaugurata nel Settecento da Adam Smith - fondata sui pilastri dell’assoluta libertà d’impresa, sregolata da qualsiasi interventismo statale, del mito dello Stato minimo, dell’armonizzazione naturale degli opposti interessi individuali abbandonati al conflitto perenne fra loro - non si rivela la miracolosa panacea per i mali della nuova economia globale. La mano invisibile da sola non sana gli squilibri. Questo non significa, ovviamente, il ritorno a concezioni, in primis quella marxista, superate dalla storia del Novecento; significa però che un sistema in cui il mercato sia lasciato indiscriminatamente a sé stesso, dove le regole siano esclusiva creazione del mercato stesso, non solo crea ingiustizie evidenti a livello sociale, ma non è neppure in grado di garantire uno sviluppo economico. Questo si evince da più fatti, che nelle ultime settimane hanno animato lo scenario internazionale. Ne cito solo tre.
continua
Troppe ambiguità a destra
post pubblicato in politica, il 17 settembre 2008


Negli ultimi giorni, occasionate dal ricordo dell’8 settembre, sono rinate polemiche che io penso ormai da buttare in soffitta, a proposito del ruolo della Repubblica sociale italiana e dell’antifascismo. Ebbene, dopo le ambigue dichiarazioni del ministro La Russa e del sindaco di Roma Alemanno, due esponenti di primissimo piano del maggior partito attualmente al governo, è arrivata pochi giorni fa, puntuale, la precisazione di Gianfranco Fini. Al quale, nonostante la mia differenza di vedute su molti problemi, riconosco un’onestà intellettuale spesso non facile da trovare fra i politici, e uno sforzo di pacificazione sincero dopo sessant’anni di divisioni. "Sono convinto e non da oggi che la destra politica italiana e i giovani devono riconoscersi in alcuni valori: i valori della libertà, dell'uguaglianza e della giustizia sociale. Sono valori tipici di ogni democrazia e a pieno titolo antifascisti". Parole chiare e inequivocabili, che, come detto, pongono Fini definitivamente al di fuori di ogni revisionismo. E di questo gli va dato atto. Il problema è che il Presidente di Azione Giovani Roma, Federico Iadicicco, consigliere provinciale del Pdl, smentisce in modo altrettanto inequivocabile quella presa di distanza. In una lettera esplica, acrobaticamente, il suo “perché non possiamo dirci antifascisti”. “Ce l’ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo. A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell’antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti”.
continua
Perchè sostenerci?
post pubblicato in politica, il 15 settembre 2008


Io e molti altri, uomini e donne, crediamo - ingenuamente, qualcuno dirà - che la politica non sia qualcosa di staccato, di alieno dalla nostra vita di tutti i giorni. Che non sia il monopolio stupido di un'élite privilegiata, che utilizza il potere ottenuto dal voto popolare per esercitare, con il compito apparente del bene collettivo, il più spudorato interesse personalistico. Un potere appannaggio di pochi individui, innalzati ai più alti fastigi dal parere espresso in un giorno - quello delle elezioni - come se la sovranità popolare si fermi a quell'unica giornata. Crediamo che politica sia pensare al bene comune, svilupparlo, comprenderlo, impegnarsi ogni giorno per la sua realizzazione nella società umana. Insomma, che la politica si faccia nel quotidiano svolgersi del vissuto, in fabbrica, in ufficio, in casa, in piazza. Non in un palazzo costruito come un'isola, dove uomini eleganti si equilibriano fra meccanismi di strategia elettorale, di arido correttismo istituzionale, senza conoscere la realtà di chi ogni giorno fatica e soffre. La politica siamo noi. Vogliamo perciò una politica che entri con prepotenza nella nostra vita, che ci chieda cosa vogliamo cambiare. E che lo chieda a noi, non ai sondaggi.
continua
Vizi privati e pubbliche virtù: il ddl Carfagna
post pubblicato in politica, il 11 settembre 2008


Questa è un’opinione personale, un’opinione che da sempre ho sentito mia, e che tuttora risponde intatta alla mia coscienza. Ecco, di questo sono sicuro: quello che dirò (a parte qualche dato tecnico) è solo mio, non lo copio da nessuno, lo ascolto dalla mia anima. Il 20 settembre 1958, dopo un iter parlamentare laboriosissimo, durato dieci anni, dopo innumerevoli boicottaggi in più legislature, la legge Merlin entrò in vigore, e circa 500 case di piacere vennero legalmente chiuse (alcune furono riconvertite per l'accoglienza delle ex-prostitute). Oggi, dopo 50 anni, la legge in materia di prostituzione in Italia cambia. Vediamo come. Anzitutto dirò la mia parziale, ma netta ostilità nei confronti del disegno di legge presentato oggi nel Consiglio dei ministri da Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità. Non lo farò ideologicamente, stroncando legge e spirito insieme, ma cercando di indagare tutti gli angoli possibili della visuale. Qual è l’intenzione del ministro? la prostituzione è "un fenomeno vergognoso che spesso è connesso alla riduzione in schiavitù, all'uso e all'abuso dei minori, che a volte sfocia anche in fenomeni di violenza come lo stupro, tutti fenomeni che sono strettamente collegati alla prostituzione in strada". La Carfagna ha definito il suo disegno di legge "uno schiaffo durissimo per togliere linfa al mercato della prostituzione”. Analisi corretta per quanto mi riguarda: nulla da dire per la prima frase - l’analisi, riserve sulla seconda - la sintesi.
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Morire per la libertà o per la dittatura non è uguale
post pubblicato in politica, il 8 settembre 2008


Dal mio balcone intravedo in lontananza quei monti. Là, un po’ nascosto, nel brusio sommesso della sera anche Dongo si affaccia all’autunno che sta per arrivare. Quel piccolo paese vide nella primavera del 1945 la fine ultima di una dittatura feroce, forse addolcita da un conformismo diffuso che ormai dava tutto per ovvio, normale, alimentato dalla sonnolenza della ragione e dalla vigliaccheria del cuore. Un conformismo che aveva fascistizzato anche il pensiero. Nei pressi di quel paese, a Giulino di Mezzegra, il 28 aprile 1945 veniva ucciso Benito Mussolini, l’artefice primo di vent’anni di dittatura, uomo dal passato quantomeno tormentato: figlio di un socialista, poi anarchico, prima acerrimo oppositore della Grande guerra come direttore dell’Avanti, poi suo sostenitore, poi fautore di un movimento nazional-anarchico-rivoluzionario, poi, giunto al potere, creatore di un governo di reazione, oppressione, mortificazione delle libertà civili e politiche.
continua
Per una nuova etica politica - testo definitivo
post pubblicato in politica, il 4 settembre 2008


Ecco il testo definitivo della dichiarazione 'Per una nuova etica politica'. Per tutti coloro che fossero interessati all'iniziativa, è attiva da alcuni giorni la raccolta di firme online sul sito http://tuttopuocambiare.it/. Qui trovate sia questo testo completo che la sintesi, tutte le informazioni necessarie per partecipare. Il nostro contatto è pdetico@gmail.com.
continua
Coraggio olimpico, dove sei?
post pubblicato in politica, il 18 agosto 2008


Ho una speranza - qualcuno direbbe I have a dream. Una speranza che mi urla dentro, una speranza che vede nei Giochi Olimpici di Pechino 2008 non solo l’occasione di una straordinaria adunanza di uomini in amicizia universale sotto il segno dello sport, ma anche una grande tavola rotonda di uomini chi si guardano negli occhi da fratelli. E si dicono quello che non va, come fanno i fratelli. Perché sono pochi i momenti nel nostro mondo atroce in cui gli uomini possono parlarsi davvero: finito lo scintillio delle medaglie, tutti torneranno alla vita di sempre, nel solito ufficio, nel solito posto, nel solito Paese. Tutto come prima, anche in Cina, questo paese meraviglioso dalla storia millenaria. Ma dove oggi - come ieri anche in Europa, non dimentichiamolo - i diritti fondamentali dell’uomo sono calpestati, ridicolizzati, violentati. Dove la sola idea di democrazia è utopia.
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Paysage
post pubblicato in arte e poesia, il 13 agosto 2008


Una poesia che mi ha fatto sognare quando l’ho letta la prima volta. E’ tutta avvolta da un corona luminosa di magia e d’incanto - dall’abbaino che sembra issarsi come un telescopio al cielo, alla stella mattutina che, quasi sbadigliando, si leva nell’alba, dalla macchia di luce incredula alla finestra, al seme pallido versato dalla luna... E’ un componimento ‘azzurro’: tutto si protende al firmamento, tutto lascia il presagio ansioso di un Altro che non si rivela mai, ma che sembra circondare tutto il creato. C’è un’atmosfera vagamente religiosa in ogni verso - della religiosità aconfessionale, ma profondissima e lacerante, di Baudelaire: ogni gesto, anche il più innocuo, lascia pensare ad un senso di sogno più alto.
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Terza bozza 'Per una nuova etica politica'
post pubblicato in politica, il 3 agosto 2008


I partecipanti del forum del Partito Democratico chiedono al Segretario nazionale del Partito, Walter Veltroni, a tutti i parlamentari e a tutti i dirigenti locali la definizione di un nuovo indirizzo circa le norme che riguardano il Codice etico, le iniziative legislative da proporre in Parlamento e la partecipazione democratica alla vita politica e sociale del paese, sottoponendo la seguente dichiarazione e auspicando su di essa un’ampia convergenza bipartisan.
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Vita, tra sogno e realtà
post pubblicato in arte e poesia, il 28 luglio 2008


Un paesaggio spettrale, ricco di antiche rovine, di torri diroccate; una nebbia fittissima che pare assorbire anche le emozioni, un silenzio che assorda e inquieta. Un ragazzo, solo, si aggira alla ricerca di qualcosa che crede ormai perduto. E lo circonda una scena che lo sconvolge nel profondo: sulle pareti in rovina è dipinta sinistramente la sua storia, è lui stesso che appare! Tutto ciò che ha compiuto nelle sue avventure gli si manifesta davanti, come fosse già stato scritto, come se un fato oscuro, prestabilito, lo avesse guidato a compiere le sue gesta - e non il suo cuore. Mentre osserva le immagini e arriva pian piano a scorgere le sue imprese più recenti, affrescato su una roccia gli appare qualcosa che lo fa trasalire: la figura di un enorme lupo nero, che dalla bocca di una caverna lo osserva minaccioso e digrigna i denti. Poco dopo la scena dalla finzione dell’arte s’incarna nella realtà: ecco lì accanto la stessa caverna e lo stesso nero lupo che lo osserva, protetto dalle tenebre. Comincia a questo punto un dialogo non solo tra due creature, ma tra due mondi scissi, irriducibili l’uno all’altro, tra due umanità incomunicabili. L’ingenuo sognatore Atreiu e Gmork, lo scaltro servo del Nulla, sono due figure antonomastiche di due tipi umani, eterni com’è eterno il mondo. E’ il colloquio impossibile tra il fanciullo visionario che combatte per quello in cui crede, l’idealista che fa del cuore il suo vessillo, senza l’intrico soffocante del calcolo razionalistico, e l’uomo pragmatico, colui che ha visto il mondo, ne conosce le pieghe, le ambiguità, il male. Tra chi si sfama di sogni per creare il senso dell’esistenza, si riveste di quella stoffa che rende la vita degna e libera, e chi si adagia al reale, come fa l’acqua che, imprigionata in una bottiglia, ne assume tutte le forme, anche le più disparate e assurde - e non ne ha una propria.
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