Ingrid Betancourt: solo con Dio si può creare un mondo migliore
post pubblicato in
politica, il 13 gennaio 2009

Ingrid Betancourt
Questo è l'appello letto da Ingrid Betancourt durante il meeting della Comunità di Sant'Egidio, a Cipro. Un appello forte per la pace, sia per quell'isola che per il mondo intero. Ma quello che più mi preme è che in questo discorso ho sentito parole che mi hanno rafforzato. Le ho sottolineate.
"Nell’isola di Cipro, crocevia di tutte le culture e di tutte le religioni nel corso dei millenni della civiltà umana; dove gli uomini e le donne hanno visto di tutto e dove resta l’ultimo muro di divisione dell’Europa, che ci chiama a riflettere e a meditare; in risposta all’appello della Chiesa di Cipro e della Comunità di Sant’Egidio, la cui esistenza è dedicata a svelare la luce dell’amore nel cuore delle persone e a costruire ponti di compassione nel mondo alla ricerca della pace; dando testimonianza in questa simbolica piazza, davanti ai leader spirituali, culturali e politici del mondo, presenti oggi nella sapiente assemblea di tutte le Religioni e Culture; a nome di tutti coloro che soffrono in tutti i continenti, delle vittime dell’odio e della violenza tra gli uomini, di tutti coloro che sono morti a causa della guerra, dell’abuso di potere, del terrorismo, dell’avidità e della sete di possesso, a nome di tutti i “desaparecidos” la cui identità è nascosta dall’orrore delle fosse comuni; a nome di tutte le donne e degli uomini, adulti e bambini, che sono stati torturati e abusati nel corpo e nell’anima; a nome di coloro che sono stati deportati, costretti ad abbandonare le proprie case, gli spazi fisici e sociali, le proprie radici e culture, le proprie tradizioni e i ricordi più preziosi; a nome di coloro che sono stati presi in ostaggio, la cui vita è stata portata via e usata come merce di scambio per soddisfare la fame e l’ambizione di potenti signori della guerra e di criminali; a nome di tutti coloro che in questo preciso momento, mentre stiamo parlando, gridano nel dolore, il cui sangue e le cui lacrime sono inghiottite dall’indifferenza del genere umano e le cui invocazioni di aiuto non riusciamo a sentire; a nome di tutti loro, vi imploro di comunicare a tutte le nazioni della terra questo accorato appello, che scaturisce dal profondo dei nostri cuori, dal luogo in cui custodiamo ogni memoria, ogni sogno, ogni aspirazione, ogni certezza.
Dite alle nazioni “Abbiate fede, non arrendetevi!” perché noi, che abbiamo sofferto e abbiamo perso tutto, non abbiamo perso la speranza. Vi chiediamo di credere che un mondo migliore è possibile, che il bene vince sempre il male, e che i giorni a venire saranno l’inizio del tempo dello spirito, che noi stavamo aspettando. Le soluzioni che andiamo cercando e di cui abbiamo bisogno non verranno dall’intelligenza degli uomini, ma dalla forza dell’amore. Gli uomini e le donne del mondo sentono il vuoto di una vita dedicata al consumo, dove il signore dell’universo è l’io di ognuno. I valori della nostra civiltà devono cambiare: non più sete di potere e avidità, ma servizio e dono.
l vero cambiamento deve cominciare in ciascuno di noi. È dalla somma dei cambiamenti che ciascuno di noi è in grado di realizzare che potremo costruire un mondo migliore. Se accettiamo di lavorare su noi stessi, per essere, giorno dopo giorno, più umili e più compassionevoli, meno egoisti e più disposti ad agire in modo solidale, più tolleranti e più impegnati a risolvere i problemi, che a crearne di nuovi, allora saremo in grado di effondere i valori di armonia e di pace attorno a noi e attraverso il nostro esempio cominceremo a porre le fondamenta di una nuova civiltà della pace. Questa ricerca di crescita spirituale ci condurrà in un mondo nuovo. Le guide e i leader del nostro tempo devono accordare la propria azione per rivolgersi a questa realtà, incarnando uomini e donne nuovi per una nuova era.
Ciascuno di noi ha il potere e la libertà di compiere il male o il bene. Possiamo esprimere il peggio o il meglio di noi. È una scelta e noi, vittime del peggio, sappiamo che la linea che divide il bene dal male è così sottile che non c’è legge che possa impedire di scegliere il male se non si rivolge lo sguardo a Dio.
Nel far questo, impegniamoci insieme a vedere le religioni non come muri che dividono, ma come ponti che ci uniscono. Non dimentichiamo che la felicità a cui il mondo aspira fiorirà quando la nostra fede non sarà usata a fini politici, ma per trasformare la politica. Noi siamo i costruttori di un tempo nuovo, coloro che inaugurano un tempo nuovo dello spirito. Ne siamo certi, nel profondo dei nostri cuori, il nostro è il tempo opportuno perché i sogni diventino realtà. Con la fede tutto è possibile.
Cipro, 18 novembre 2008"
Ho voluto evidenziare quelle due frasi in particolare perchè affrontano temi che mi stanno prendendo fortissimamente in questi ultimi tempi. Anzitutto che il bene e il male esistono, non sono solo parole o situazioni contingenti ad un periodo storico, da contestualizzare a seconda del tempo, dello spazio, della civiltà in cui sono pronunciate. Esiste un Bene assoluto che supera i concetti relativistici di bene e male elaborati dalle strettezze intellettuali di ogni pensiero debole: ed è assoluto proprio perchè non assimilabile a nessuna legge umana. Sono parole che sento anch’io a volte pronunciare da più parti, ma forse con troppa leggerezza. Voglio dire che spesso chi le ha sulle labbra non le vive nel cuore fino in fondo: significa che il bene ci preesiste, non è un’invenzione nostra, non sono le nostre leggi a decidere ciò che è bene e ciò che è male.
Se fosse così, se tutto fosse relativo, se non esistesse un Bene assoluto (o Dio, il che è la stessa cosa), anche i nazisti - dal loro terrificante punto di vista - avevano ragione: noi abbiamo il potere, siamo stati scelti dal popolo, la voce della nazione è il prodotto della dialettica storica verso un progresso inarrestabile, noi siamo la voce dell’Idea che si manifesta nel nostro tempo. Se tutto è relativo, perché non potrebbe essere bene ciò che io, nazista, ho elaborato? Non ho forse sèguito fra la gente, non ho il suo consenso? E chi sei tu per dirmi che ho torto, visto che non esiste un torto? Un relativista, in piena coscienza, non potrebbe opporsi a questo argomento; solo chi pone un Bene superiore, più in alto dell’uomo, può negarlo. Se tutto è demandato alle sole forze umane, il destino del mondo è segnato. Così dice Ingrid: “Le soluzioni che andiamo cercando e di cui abbiamo bisogno non verranno dall’intelligenza degli uomini, ma dalla forza dell’amore”. Non ci salveranno né la ragione, la nostra intelligenza, la tecnologia e il suo progresso, la scienza con le sue illusioni di onnipotenza, la semplice risoluzione materiale dei problemi sociali. Ci salva solo l’amore che diamo, ci salva il sorriso di un bambino a cui abbiamo dato un po’ di gioia, un bacio a un malato terminale, un abbraccio a un fratello. Un frase che ricordo di Vino e Pane di Ignazio Silone, messa in bocca a Cristina, è: “Si ha quello che si dà”.
Il secondo pensiero di Ingrid è su questo stesso tono, e mi ha convinto ancora di più: “la linea che divide il bene dal male è così sottile che non c’è legge che possa impedire di scegliere il male se non si rivolge lo sguardo a Dio”. E’ chiarissimo, ma lo voglio riscrivere: “non c’è legge che possa impedire di scegliere il male se non si rivolge lo sguardo a Dio”. L’uomo senza Dio, prima o poi, sceglie il male; può creare tutte le etiche che vuole, ma alla fine anche l'uomo giusto cederà al male, alla fine penserà al tornaconto. L’uomo, da solo, non creerà mai un mondo migliore, il paradiso in terra; con la blossen Vernunft, per usare un’espressione di Kant (ma da lui usata in senso opposto, entusiastico, rispetto al mio), con la semplice ragione l’uomo corre verso l’autodistruzione.
E’ un pensiero antico. Dice Dostoevskij nei Fratelli Karamazov, in bocca al Grande inquisitore di Ivan: “Oh, ci aspettano ancora secoli di eccessi del libero pensiero, di scienza e antropofagia, poiché avendo essi [gli uomini] cominciato ad innalzare la loro torre di Babele senza di noi, essi finiranno con l'antropofagia”. Oppure Voltaire: “Non vorrei certo avere a che fare con un principe ateo perché, nel caso si mettesse in mente d’avere interesse a farmi pestare in un mortaio, sono ben certo che lo farebbe senza esitazione”. Forse lo diceva con un po’ d’ironia; ma le atrocità naziste, e non solo, hanno superato di gran lunga la semplicità rozza del mortaio di Voltaire, testimoniando tragicamente la verità di quel pensiero.