Dialogo (di due "sani") per Eluana
post pubblicato in
politica, il 6 febbraio 2009
Nei giardini che nessuno sa (Renato Zero)
Ma è giunta, ormai, l’ora di andare, io a morire, voi a vivere.
Chi di noi vada a miglior sorte, nessuno lo sa, tranne Dio.
(Platone, Apologia di Socrate)
- Dunque, da oggi comincerà il distacco dell’alimentazione ad Eluana.
- Sì, da oggi. Finirà il suo calvario, finalmente. Diciassette anni di calvario.
- Non c’è più nulla da fare, allora?
- Perché, cosa vorresti fare?
- Mi chiedo solo, come tutti, se sia giusto farlo.
- Dubiti che sia giusto? Vorresti vederla ancora per anni in quelle condizioni? Perché tormentarla ancora? Con che cuore vorresti che la sua famiglia passasse ancora giorni e giorni nel guardare quel suo volto sfigurato, senza la possibilità di rivederla com’era una volta? Lo stato vegetativo di Eluana è irreversibile…
- Eppure Salvatore Crisafulli si è risvegliato dopo due anni da uno stato vegetativo giudicato dai medici permanente, irreversibile, proprio come Eluana. Ascolta il racconto della sua famiglia, a proposito di questo: “Salvatore viene portato con il camper ad Innsbruck per sottoporsi alla visita; il Dott Saltuari però non ci dà buone notizie, questa la diagnosi: Syndrom Apallisches (Sindrome Apallica), equivalente in termini più moderni a Stato Vegetativo Permanente, ed infine su richiesta, ci riferisce che non vi sono possibilità di ripresa, i danni sono irreparabili, e dunque irreversibili, e che probabilmente fra 3-4 anni muore per insufficienza respiratoria”. Oggi Salvatore, sebbene paralizzato, è vivo, cosciente, comunica con gli occhi e con la testa, ama ed è amato. Che ne pensi?
- Che è un caso isolato, probabilmente diverso da Eluana, non possiamo saperlo.
- Appunto, non possiamo saperlo. Ma non sapendolo, perché decidere in modo perentorio che non si sveglierà mai più? Quali basi scientifiche può avere un’ipotesi del genere?
- Ma ammettiamo che non si risvegli mai più: che senso ha avuto far proseguire la sua vita biologica, meccanica, da vegetale, dato che in quelle condizioni non esiste coscienza?
- E chi l’ha detto che un uomo o una donna in stato vegetativo permanente abbia del tutto perso le proprie facoltà sensoriali e cognitive? Chi può affermare con certezza inequivocabile che non persista in lui una coscienza sommersa a noi ignota? Anche questo non è provato, nessuno scienziato può dimostrarlo, lo può sapere solo chi ci si è trovato di persona.
- Mettiamo che sia così. Qualcuno tra coloro che si sono risvegliati ne hanno mai parlato?
- La famiglia di Salvatore lo dice in modo chiaro e netto, senza possibilità di equivoci: “Salvatore ci ha ripetuto mille volte che, mentre tutti i più grandi luminari d’Europa lo reputavano una “foglia d’insalata”, lui si sentiva vivo e partecipe e soffriva terribilmente senza poter comunicare all’esterno la sua atroce ed agonizzante pena”.
- Vuoi dire che sentiva tutto ciò che accadeva intorno a sé?
- Sì, sentiva e comprendeva tutto, ma non poteva farlo presente a chi lo accudiva, ai suoi famigliari. E’ evidente quindi che la coscienza non è annullata totalmente in quello stato: Salvatore percepiva, sentiva, soffriva per questo suo isolamento dal mondo.
- Quindi tu pensi che anche Eluana possa in qualche modo sentire ciò che le accade intorno, è possibile?
- Non si può escludere a priori. Infatti riguardo alla situazione di Eluana, “non si tratta di coma (infatti c’è alternanza di sonno e di veglia) ma di presunto stato d’incoscienza, la cui definitiva irreversibilità, essendo una mera ipotesi, è scientificamente indimostrata”.
- Va bene. Però Eluana aveva espressamente detto al padre, dopo aver visitato un suo amico in stato vegetativo, che se mai si fosse trovata in quelle condizioni, avrebbe voluto morire. Giusto?
- Questo è quanto dice Beppino Englaro.
- Dubiti di lui, lo ritieni bugiardo?
- La verità la conoscono solo lui ed Eluana, nessun altro, e non mi permetto di dichiarare che sia falso. Però Pietro Crisafulli, il fratello di Salvatore, afferma che Beppino, in sua presenza, ha in realtà negato tutto questo.
- Come? Dove l’hai sentito?
- Ascolta. “Era il maggio del 2005 quando per la prima volta ho conosciuto Beppino Englaro. Eravamo entrambi invitati alla trasmissione Porta a Porta. Da quel giorno siamo rimasti in contatto ed amici, ci siamo scambiati anche i numeri di telefono, per sentirci, parlare, condividere opinioni. Nel marzo del 2006 andai in Lombardia, a casa di Englaro, in compagnia di un conoscente. Dopo l’appello a Welby da parte di Salvatore, Beppino capì che noi eravamo per la vita. Da quel momento le strade si divisero. All’epoca anch’io ero favorevole all’eutanasia. Facemmo anche diverse foto insieme, e visitai la città di Lecco. Nella circostanza Beppino Englaro mi fece diverse confidenze, tra le quali che i rappresentanti nazionali del Partito Radicali erano suoi amici. Ma soprattutto, mentre eravamo a cena in un ristorante, in una piazza di Lecco, ammise una triste e drammatica verità. Beppino Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che ‘non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire’. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni. Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti. Entrò anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l’unica soluzione era farla morire e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico. In quella circostanza anch’io ero favorevole all’eutanasia e gli risposi che l’unica soluzione poteva essere quella di portarla all’estero per farla morire, in Italia era impossibile in quanto avevamo il Vaticano che si opponeva fermamente. Ma lui sembrava deciso, ostinato e insisteva per arrivare alla soluzione del testamento biologico, perché era convinto che con l’aiuto del partito dei Radicali ce l’avrebbe fatta. (...) Questa è pura verità. Tutta la verità”... Pietro Crisafulli”.
- Se è vero, lo comprendo: ha detto una falsità per evitare alla figlia un ulteriore dolore, non credi?
- Ma se Pietro Crisafulli dice il vero, dovrai ammettere che quella di morire non è la volontà di Eluana, ma di suo padre.
- Che vuol dire? Lei non può parlare, parla il padre, che è anche il tutore, è ovvio.
- Ma, anche dal tuo punto di vista laico, è ammissibile che un uomo decida arbitrariamente di lasciar morire qualcuno, se quest’ultimo non è d’accordo? Anche se ne è il tutore, può decidere per lei se Eluana non vuole così?
- Laicamente riconosco anch’io che non può sostituirsi a lei, sarebbe ledere la sua volontà. Proprio in nome dell’autodeterminazione della persona, non conoscendo con assoluta certezza la volontà di Eluana, non possiamo decidere noi al suo posto. Credo nell’eutanasia, nella libera scelta della morte, ma in questo caso il paziente non può decidere proprio nulla, non ha materialmente la possibilità di compiere una libera scelta. Che fare allora?
- Io credo questo: che di fronte alla nostra ignoranza sulla reale volontà di Eluana vale un principio di precauzione, che ci impone di scegliere la vita, e non la morte.
- Ipotizzando che lei si risvegliasse o in qualche modo potesse esprimere il proprio volere, solo vivendo potrebbe compiere questa decisione. Parlando per assurdo, in presenza di una legislazione specifica, se è viva potrà sempre scegliere di morire; se noi decidiamo di farla morire, invece, le neghiamo anche la possibilità della scelta. Certo, va rispettata anche la decisione della famiglia Englaro…
- E’ vero, è troppo facile giudicare un dolore altrui senza provarlo, è troppo comodo farsi giudici degli altri. Capisco l’angoscia di Beppino, lo strazio di dover vedere la propria creatura in quello stato senza poter far nulla. Io non giudico nessuno, cerco di comprendere, però… Però se fosse mia figlia non lo farei.
- Che faresti allora?
- Le stringerei forte la mano piangendo, come fa un padre di fronte alla figlia morente. Le parlerei, le racconterei di quando era bambina, dei ricordi che Eluana ha dimenticato. Le racconterei una favola, come quando, a sera, prima di dormire, mi chinavo su di lei sino a vederle chiudersi gli occhi alle mie parole… Farei quello che un padre farebbe per sua figlia, pregherei con lei, le darei un bacio. Fino alla fine.
- Le parleresti sapendo che probabilmente non ti ascolta?
- Un figlio non parla sulla tomba del padre, anche sapendo di non essere ascoltato?
“… Celeste è questa
corrispondenza d’amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi…”.
- E faresti tutto ciò senza speranza?
- No, non senza speranza, ma con una sola certezza: che la sua vita vale.
- Tu parli così perché non ti trovi in quelle condizioni, non sei malato, non sai cosa voglia dire… Se fossi davvero come Eluana vorresti morire anche tu, vorresti farla finita. Insomma, parli da sano, è troppo facile. Secondo me chi vive in quella maniera rifiuta un’esistenza così, non ho dubbi.
- Credi?
- Certo, chi vorrebbe vivere in un letto per anni, senza possibilità di migliorare, senza poter più correre, respirare all’aria aperta, solo quattro mura e un soffitto eterno da guardare con gli occhi sbarrati, con un respiratore monotono a ritmare il tempo, o un sondino a elemosinare un brandello di vita? Su questo sono assolutamente certo…
- Ti sbagli, qui sei tu che parli da sano. Ascolta cosa dice ancora Salvatore, che fino a prova contraria ne sa molto più di noi due. Sul suo sito afferma una cosa che ha sorpreso anche me: “Eutanasia: 99% italiani (disabili) vuole essere tenuto in vita come Eluana Englaro. Il 99 per cento degli italiani che vivono una situazione simile (addirittura anche peggio) a quella di Eluana Englaro, (che vengono nutriti attraverso un tubo SNG o PEG ed aiutati dal respiratore) vogliono essere tenuti in vita. E’ questo il clamoroso risultato che emerge da un sondaggio condotto dai familiari di Salvatore Crisafulli, su un campione di 953 disabili gravissimi e le rispettive famiglie. Solo l’1% invece direbbe sì ad un testamento biologico. La famiglia Crisafulli, precisa che il sondaggio riguarda solo le persone affette da questa gravissima forma di disabilità e delle rispettive famiglie. (Stato vegetativo, minima risposta, sindrome Locked.in, sla e similari). Che per quanto riguarda i dati dei sondaggi, diffusi da vari media e dalle riviste, si riferiscono a sondaggi eseguiti su persone “sane” che non vivono davvero l’esperienza di una vita condizionata dall’infernità. Pertanto gli italiani interpellati non sono in grado di rispondere a questa domanda, in quanto sicuramente hanno tanta, ma tanta paura, paura del dolore, paura della solitudine, dell’abbandono, della sofferenza, dell’invalidità del corpo, della fine dell’amore, ed infine sopraggiunge una grande disperazione”.
- Fatico a crederci...
- Sono i sani, seduti al caldo sulle loro comode poltrone televisive, che vogliono l’eutanasia per gli altri. I malati, che nessuno ascolta, vogliono vivere.